Erica Cappelletti

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“La libertà non ha bisogno di ali,
ciò che le serve sono radici”

Sono nata il 27 maggio del 1978 a Rovereto in Trentino e sono cresciuta in un paesino di montagna a mille metri di altezza sul livello del mare.

Da bambina le mie occupazioni preferite erano: perdermi da sola nei boschi, camminare nei prati in mezzo ai fiori, danzare, scrivere e disegnare, raccontare storie e soprattutto fare domande. Quante domande rivolgevo ai miei grandi!!!

Quelle che maggiormente occupavano e sconvolgevano il mio essere erano:
“Chi è Dio? Come posso conoscerlo/la?” (un mistero che mi affascinava, mi chiamava e mi attraeva immensamente);
“Come posso concepire l’infinito?” (ci passavo le notti prima di dormire, meditando intensamente);
“Perché noi esseri umani siamo in conflitto? Come possiamo amarci veramente?” (questo fatto mi procurava molto dolore)
“E la morte?” (la sentivo come un potentissimo atto di amore, del quale per altro mi pareva si parlasse troppo poco).

In adolescenza ho scelto un percorso scolastico ad indirizzo umanistico in cui poter accedere alla Letteratura, alla Filosofia, all’Arte, alla Psicologia, alla Pedagogia, all’Antropologia. Terminata la scuola superiore mi sono iscritta a Filosofia a Bologna, laureandomi con una tesi sui simboli del “Libro delle Opere Divine” di Ildegarda di Bingen.

Le esperienze di lavoro che nel frattempo ho maturato mi hanno condotta a ciò che faccio oggi e che è in continua evoluzione.
L’insegnamento e il lavoro con la danza hanno maturato in me una sensibilità nei confronti del sentire del corpo, della sua espressione, dell’armonia e del respiro.
Il lavoro in ospedale, nelle case di cura, nei domicili delle persone, occupandomi di quelli che sono chiamati “i bisogni di base”, mi hanno insegnato a stare a contatto con vissuti profondissimi, con intense emozioni e sentimenti. Mi hanno insegnato l’umiltà e la grandezza dell’essere umano, il servizio, l’importanza della gratitudine e dell’ascolto.
In seguito, l’insegnamento nelle scuole dell’infanzia, il lavoro creativo con i bambini, mi ha portata a contatto con la potenza irrefrenabile della vita, con la grande energia della crescita, con le dinamiche familiari e sociali; mi ha mostrato l’importanza della realizzazione dell’anima, del talento, della manifestazione libera della propria natura.

Ho iniziato a condurre gruppi di Costellazioni il giorno di un mio compleanno di qualche anno fa, dopo anni di “lavoro interiore”, ricerca e formazione in vari ambiti (Costellazioni Familiari e Sistemiche; Costellazioni Rituali®, Sciamanismo e Risoluzione dei Traumi a Base Corporea, Psicogenealogia, Costellazioni Familiari ad approccio Immaginale, Biotransenergetica; Meditazione, Yoga; Voice Dialogue e psicoterapia; pratiche corporee ed energetiche fra cui Terapie Egizio Essene, Reiki, massaggio olistico, riflessologia, metamedicina; Astrologia Evolutiva, I Ching, Tarocchi e Nat, testi sacri e sapienziali di diverse culture, tradizioni e religioni; lavori sul Femminile Sacro).
E’ accaduto, semplicemente, sono stata invitata. Un’iniziazione fondamentale, non poteva essere altrimenti: è stata e continua ad essere una chiamata che sento fino in fondo.

Nel mio lavoro non sono una terapeuta: sono un’artista, un’amante, un’ostetrica dell’anima, una sciamana.

Tutti i seminari e percorsi che propongo hanno come fondamento il Rituale, l’atto sacro di profonda bellezza che intende celebrare la vita così com’è, risvegliare il corpo e le cellule, la forza interiore, liberare dalla paura, fare l’amore con ogni emozione e sentimento, riconoscerne l’origine divina; scoprire i propri talenti, trasvalutare i vissuti per portarli come punti di forza smettendo di subirli, aprirsi al coraggio, alla responsabilità, alla bellezza, al cambiamento.

Il mio lavoro è un atto creativo, un atto di amore, che richiede di darsi a ciò che si è, fare Anima; riconnettersi all’Ombra come più grande alleata nella via dello Spirito, riportare il Sacrum Facere nella quotidianità, l’Invisibile e l’Universo del Sogno, dell’Inconscio; andare al di là della separazione e del giudizio, integrarsi, smetterla di trovare scuse, arrendersi; permettersi di essere vulnerabili, abbandonare il controllo, riconoscere la magia, fare della propria vita una scoperta… tornare ad essere bambini che sanno guardare con meraviglia e gioia, che sanno essere semplici… che possono piangere e ridere fino in fondo.

Aletheia, il nome che ho scelto per il mio lavoro, è un termine greco che significa svelatezza, rivelazione; è un accadimento, in cui ciò che si svela è ciò che è.
E’ dunque l’esperienza della realtà, il ritorno all’origine, all’anima selvaggia aperta alla domanda, all’essere che si dà e che nel suo darsi si svela.

Erica
erica@aletheia.uno – 346.1801578